MioDottore Awards 2026 - Premio Nazionale all’Eccellenza medica

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MioDottore Awards 2026: quando tecnologia e intelligenza artificiale restituiscono valore al tempo della cura

In una serata dedicata all’eccellenza medica e all’innovazione in sanità, si è svolta l’edizione annuale dei MioDottore Awards, l’evento che celebra i professionisti della salute che ogni giorno contribuiscono a rendere l’assistenza sanitaria più accessibile, efficace e vicina alle persone.

Un appuntamento che ha riunito medici, esperti e protagonisti del settore per riflettere sulle sfide della professione e sulle opportunità offerte dalla trasformazione digitale. Al centro del confronto, un tema sempre più rilevante: come utilizzare tecnologia e intelligenza artificiale per migliorare il lavoro dei professionisti sanitari senza perdere la dimensione umana della cura.

Conduttore di eccellenza della serata Renato Geremicca, Thinker, DotLinker, Doer che ha fatto riflettere, con uno speech molto ispirazionale, su l’Arte di essere Umani in un tempo di tecnologia e digitalizzazione. 

A seguire Luca Puccioni, CEO & Co-Founder di MioDottore, ha condiviso la visione dell’azienda sul ruolo dell’innovazione nel supportare concretamente la professione medica lanciando anche la terza soluzione di Noa, Noa Evidence. Alla domanda di Renato “ma come mai MioDottore è cresciuta così in fretta”, la risposta di Luca Puccioni è stata - cresciamo insieme ai medici capendo le loro esigenze.

Per MioDottore il 2026 è infatti un anno importante di trasformazione da un’azienda SAAS ad un’azienda AI, ma anche di consolidamento di un posizionamente strategico, potendo ormai offrire ben tre prodotti di supporto all’attività medica: Noa Notes, Noa Booking e Noa Evidence.

Oggi i medici dedicano una parte significativa del proprio tempo ad attività amministrative e gestionali che, pur essendo necessarie, sottraggono spazio all’ascolto e alla relazione con il paziente. È proprio in questo contesto che la tecnologia può fare la differenza: non sostituendo il professionista, ma aiutandolo a liberarsi da attività ripetitive e a basso valore aggiunto.

L’obiettivo è semplice ma ambizioso: permettere ai medici di tornare a concentrarsi maggiormente su ciò che conta davvero, ovvero la cura delle persone.

Da una survey lanciata al pubblico alla domanda “Introdurre l'Ai in Sanità significa (in una parola)”  è emerso che il tempo è il fattore che qualifica principalmente l’aiuto che la tecnologia può dare ai nostri medici e infatti di questo ha commentato Eugenio Tavolaro, COO di MioDottore che ha annunciato anche il nuovo riconoscimento 2026 alla Medicina di Famiglia, segmento importantissimo e che MioDottore vuole aiutare sempre piu’.

La tecnologia, in questa prospettiva, non rappresenta quindi un elemento che si interpone nella relazione di cura, ma uno strumento che contribuisce a rafforzarla. Quando il carico operativo diminuisce, cresce la possibilità di dedicare tempo all’ascolto, al dialogo e alla personalizzazione dell’assistenza.

Uno dei messaggi più forti emersi dall’evento riguarda proprio il futuro della professione medica: l’innovazione genera valore quando riesce a restituire ai professionisti una risorsa sempre più preziosa, il tempo.

E a conferma dell’eccellenza medica, a fine serata sono arrivati i premi per i 3 finalisti per ognuna delle 43 specializzazioni della grande community MioDottore. Luca Puccioni li ha consegnati tra l’entusiasmo generale di medici felici e increduli di ricevere un così importante riconoscimento che attendevano da un anno. Belle le parole ascoltate di stima e fiducia nei confronti di MioDottore.

E a conclusione sono saliti anche due esponenti della medicina di famiglia, presenti per l’importante ruolo nella digitalizzazione del Paese.

L’edizione 2026 dei MioDottore Awards ha rappresentato non solo un momento di celebrazione dell’eccellenza medica, ma anche un’occasione per immaginare una sanità in cui competenze umane e innovazione tecnologica collaborano per un obiettivo comune: migliorare l’esperienza di cura per medici e pazienti.

Perché il vero potenziale dell’intelligenza artificiale in sanità non si misura nel numero di attività automatizzate, ma nel tempo che riesce a restituire alle persone.