aRound - L'Evoluzione della Medicina di Famiglia: nuovi modelli organizzativi e strumenti digitali

19 marzo 2026

5 min

Medici di Medicina Generale , aRound ,

COVER-Jan-20-2026-01-20-53-6450-PM

La trasformazione della medicina di famiglia nel contesto del PNRR

Come sta cambiando la medicina di famiglia? E quanto incidono sui cambiamenti in corso Case ed Ospedali di comunità e digitalizzazione, assi portanti della Missione 6 del PNRR, ormai agli sgoccioli? Se ne è discusso a Milano, a Villa Mirabello, nell’ambito di uno degli aRound promossi da MioDottore Connect per favorire il confronto con la Medicina generale. L’incontro era dedicato, in particolare, a fare il punto sullo stato di avanzamento dei modelli organizzativi che dovranno accompagnare l’integrazione dei nuovi presidi territoriali previsti dal PNRR e sull’utilizzo crescente degli strumenti digitali, a partire dal FSE.


Il 2026 segnerà, infatti, la chiusura di un ciclo nella vita recente del SSN. La lunga rincorsa per raggiungere gli obiettivi fissati dal PNRR dovrà fare i conti con le scadenze definitive dei diversi progetti previsti dalla Missione 6. Ma poi bisognerà concentrarsi sui processi necessari ed indispensabili a garantire una integrazione effettiva della innovazione che si sta introducendo nel tessuto del SSN grazie ai finanziamenti del PNRR. 

Tra nuovi bisogni e carenza di medici: la sfida della medicina di famiglia tra continuità e riorganizzazione

Nel percorso di ascolto che MioDottore ha sviluppato nel corso degli ultimi anni abbiamo avuto modo di analizzare il percorso evolutivo della Medicina di famiglia da molti punti di vista. A cominciare dai tanti cambiamenti che si sono succeduti e che hanno inciso sulla evoluzione del suo profilo. Primo fra tutti il mutamento del contesto di riferimento. Invecchiamento della popolazione e cronicità accrescono il bisogno di personalizzazione e continuità di cure e assistenza, così come di prossimità e di domiciliarità. E cambiano radicalmente prospettive strategiche e priorità del SSN. 

 

Ma sono cambiate anche le forze in campo. Paradossalmente, per far fronte ad una domanda più esigente e complessa disponiamo oggi di un numero minore di MMG rispetto al passato, anche recente. Errori nella programmazione e perdita di attrattività della professione ci costringono a fare a meno, al momento, di quasi un quarto dei medici di famiglia in confronto alla media dei Paesi della UE. Come è noto, si è tentato di correre ai ripari aumentando il numero delle borse di studio per formare nuovi MMG, ma saranno necessari non meno di quattro-cinque anni per vedere i frutti di questi provvedimenti. E, intanto, bisognerà preoccuparsi di continuare a garantire la presenza degli ambulatori dei medici di famiglia sul territorio e, contemporaneamente, assicurare anche la loro presenza all’interno delle Case della comunità.

Un cerchio difficile da quadrare. Il numero di assistiti e il bacino di utenza potenziale per i MMG è cresciuto con un trend costante dal 2009 in poi, tanto che nel 2022 quasi la metà di essi, su scala nazionale, risultava avere più di 1.500 assistiti. E le zone carenti sono ormai numerose, e si parla di pazienti orfani, cioè di cittadini che non dispongono di un medico di famiglia. “Sempre più spesso – secondo Giuseppe Enrico Rivolta, Segretario di SNAMI Lombardia – i cittadini che non trovano un MMG sono costretti a fruire delle funzioni della medicina generale all’interno di presidi territoriali presso i quali si relazionano con medici che cambiano di volta in volta. Rischia di venir meno, così, uno dei presupposti essenziali della medicina di famiglia, la continuità della relazione tra curante e assistito, con tutto ciò che ne consegue”. 

 

D’altro canto, il cambiamento del contesto richiede nuove modalità di presa in cura, in primo luogo per le cronicità, riequilibrando verso il territorio il baricentro della offerta di tutela della salute. E se nessuno mette più in discussione la rete degli studi dei medici di famiglia, c’è ormai unanimità di consensi sulla necessità di ripensare le modalità di lavoro, favorendo l’integrazione, ai diversi livelli, l’interdisciplinarità, la multiprofessionalità e la sperimentazione di sinergie tra colleghi che si confrontano tra di loro, interagiscono e affrontano difficoltà comuni, utilizzando anche la diagnostica complementare all’esame clinico.  Il rilancio della prevenzione, l’attenzione diversa per la medicina di iniziativa, la capacità di intercettare la popolazione quando non è ancora malata e può essere inquadrata in base ai propri fattori di rischio, così come l’attenzione prioritaria per la qualità di ciò che si mette a disposizione dei cittadini, soprattutto in termini di esiti, più che di prestazioni, richiedono risposte che non possono più venire da un modello costruito, di fatto, sull’isolamento del lavoro del MMG.

Case di comunità tra opportunità e criticità: integrazione, progettazione e nodo della burocrazia

È necessario, quindi, disporre di altri luoghi nei quali la medicina del territorio eserciti le sue funzioni e dispieghi le sue potenzialità. Case ed Ospedali di comunità possono giocare un ruolo non irrilevante in questa partita. A patto che li si inserisca non in aggiunta a ciò che già esiste, ma avendo cura di progettarne accuratamente, assicurando le dotazioni di personale e di tecnologie, la loro integrazione nella rete di offerta e modelli organizzativi adeguati. In assenza di un progetto visibile, sostenibile e credibile, anche le applicazioni degli istituti contrattuali che spingono i MMG in questa direzione, come il Ruolo unico, rischiano di non sortire gli effetti sperati. Dal confronto emerge che “le potenzialità delle Case della comunità ci sono tutte, come dimostrano anche una serie di esperienze di successo già ben avviate, e si giocano in larga misura sul terreno della aderenza dei progetti sviluppati alle realtà territoriali nelle quali operano e su una comunicazione efficace degli stessi. Quando si procede con questa attenzione, le Case della comunità riescono ad essere attrattive nei confronti dei MMG, in particolare dei giovani, e incontrano il gradimento dei cittadini”.

 

“È evidente, in questa fase – commenta Roberto Carlo Rossi, Presidente dell’OMCeO di Milano e di SNAMI Lombardia – una accelerazione della attenzione del sistema nei confronti delle Case della comunità. Che ci sembra, tuttavia, ancora inadeguata rispetto alla loro integrazione con la rete degli studi dei MMG e, più in generale, alla operatività effettiva”. Una cura particolare dovrebbe essere dedicata, e non da oggi, alla semplificazione e sburocratizzazione delle attività della medicina di famiglia. Secondo Rossi “L’alleggerimento del carico di procedure e di burocrazia che sottrae ai MMG tempo per la relazione di cura e per la clinica (tra il 30 e il 40%, secondo indagini recenti, n.d.r.), del quale discutiamo da anni e che attende ancora di essere affrontato, nel contesto attuale è una priorità assoluta, non più rinviabile”.

Digitalizzazione e innovazione tecnologica: opportunità e condizioni

Le tecnologie – secondo Ugo Tamborini, responsabile SNAMI Milano -, a cominciare dal FSE, passando per le tante applicazioni della telemedicina, per arrivare all’intelligenza artificiale, hanno le potenzialità per fare la differenza in questo scenario. Potrebbero funzionare da acceleratore per l’integrazione, tra professionisti e tra ospedale e territorio, e garantire una marcia in più nella efficacia della presa in cura delle cronicità. E potrebbero contribuire a semplificare ed alleggerire, una volta per tutte, le attività quotidiane dei MMG. A patto che, come sempre quando si introduce innovazione in un sistema complesso, non le si immagini come banalmente aggiuntive, ma si abbia la capacità di reingegnerizzare i modelli organizzativi sottostanti, coinvolgendo la adeguatamente la medicina di famiglia nella co-progettazione”.