Intelligenza Artificiale in Sanità: cosa ne pensano i medici italiani?
L’AI nella Sanità
27 Marzo 2025
Tempo di lettura: 8 minuti
Tags
digitalizzazione , healthcare , AI , Magazine
.png?width=1280&height=600&name=COVER%20(1).png)
L’Intelligenza Artificiale sta entrando con sempre maggiore rilevanza nel mondo sanitario, contribuendo a trasformare le modalità operative dei professionisti della salute. Le sue applicazioni, dalla gestione dei dati clinici alla personalizzazione dei trattamenti, rappresentano un’evoluzione concreta nella pratica quotidiana. Per approfondire come l’AI stia cambiando il lavoro dei medici, abbiamo realizzato, in collaborazione con la società di ricerca Datanalysis, un’indagine che ha coinvolto 2.000 medici italiani. Il campione comprende Medici di Medicina Generale, Specialisti attivi in centri privati e Specialisti ospedalieri equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo è stato quello di osservare da vicino il grado di familiarità con l’innovazione digitale e comprendere come la tecnologia si stia integrando nella professione medica, accompagnando concretamente il settore verso nuovi scenari di cura.
I medici italiani e il digitale: una confidenza in crescita
L’utilizzo delle tecnologie digitali è ormai una realtà quotidiana per molti professionisti della salute. Dall’indagine è emerso che il 64% dei Medici di Medicina Generale, il 56% degli Specialisti in centri privati e il 54% degli Specialisti ospedalieri hanno una buona familiarità con gli strumenti digitali. Questo dato riflette un’evoluzione graduale ma significativa del modo in cui la tecnologia sta entrando nella pratica clinica quotidiana.
“Confermo che, seppur i Medici di Medicina Generale siano tradizionalmente più lenti nell’adozione di strumenti digitali, il passo è cambiato e stiamo assistendo a un vero cambiamento culturale che porta il medico di famiglia in prima linea, anche grazie al risparmio di tempo sulla burocrazia. Nel caso di Miodottore, la vendita di Noa vede il medico di famiglia come categoria top, con il 30% dei clienti in questo settore.” – osserva Antonio Vanacore, Sales Vice President Inside di Miodottore.
Tra gli specialisti, circa il 40% si dice completamente a proprio agio nell’uso di questi strumenti, mentre tra i medici di base questa percentuale si attesta al 31%. Un segnale che il processo di digitalizzazione è in atto, seppur con velocità diverse nelle diverse categorie professionali. Dal punto di vista geografico, si osservano alcune differenze rilevanti: nel Nord-Ovest d’Italia, il 45% dei medici dichiara un’elevata familiarità con le tecnologie digitali, contro il 29% nel Sud e nelle Isole. Un dato che suggerisce la necessità di promuovere un accesso più uniforme alle innovazioni digitali su tutto il territorio.
Intelligenza Artificiale: interesse crescente e primi utilizzi
L’AI è già stata sperimentata da una parte dei professionisti sanitari. Dall’indagine emerge che il 31% degli Specialisti ospedalieri, il 29% degli Specialisti in centri privati e il 24% dei Medici di Medicina Generale ha già utilizzato strumenti basati sull'AI nella propria attività. Segno che la tecnologia, pur non ancora ampiamente diffusa, sta iniziando a entrare nella prassi clinica.
“Un professionista su tre è già in fase avanzata e due su tre stanno cercando soluzioni. Siamo in un’epoca in cui si punta alla qualità e al rispetto delle norme, ma la velocità dei processi rende l’IA un’opzione quotidiana per la maggior parte dei medici” – commenta Vanacore.
Le funzionalità più apprezzate? Quelle che permettono di migliorare la personalizzazione dei trattamenti, come l’elaborazione di piani terapeutici su misura, l’analisi dei dati clinici e la gestione dei farmaci.
“Nell’ultimo periodo è molto apprezzato anche il riepilogo organizzato della visita secondo un modello predefinito dal medico.” – aggiunge Vanacore.
Anche strumenti più operativi, come la dettatura vocale o i suggerimenti automatici, suscitano interesse, soprattutto tra i Medici di Medicina Generale.





Le principali difficoltà nell’adozione dell’AI
Nonostante il potenziale dell’AI sia evidente, ci sono ancora alcune barriere che ne rallentano la diffusione. Le difficoltà di utilizzo e la scarsa integrazione con i sistemi già esistenti sono tra le criticità più frequentemente segnalate dai medici. Nello specifico, il 22% dei Medici di Medicina Generale indica la difficoltà d’uso come un ostacolo, mentre il 20% lamenta problemi di integrazione tecnologica. Percentuali simili si registrano tra gli Specialisti ospedalieri, dove il 22% riporta criticità legate alla complessità d’uso.
“Queste barriere confermano che la tecnologia può essere migliorata rispetto alle esigenze dei professionisti, ma la percezione positiva e il rapido sviluppo tecnologico porteranno a soluzioni che avvicineranno ancora di più i medici.” – riflette Vanacore.
Questi dati sottolineano quanto sia importante, per favorire un’adozione efficace dell’IA, investire sia in strumenti più intuitivi, sia nella formazione degli operatori sanitari. Ciononostante, la percezione complessiva è positiva: la maggior parte dei professionisti crede che, con il giusto supporto, l’IA possa diventare un alleato prezioso nella pratica clinica.
“Questa percezione è confermata con Noa: è come se alcuni medici non vedessero l’ora di avere una tecnologia del genere.” – aggiunge Vanacore.
Chi è più predisposto all’innovazione?
Un altro aspetto emerso dall’indagine riguarda la predisposizione all’integrazione dell’Intelligenza Artificiale nella pratica clinica, che risulta più marcata tra gli Specialisti privati e, a seguire, tra gli Specialisti ospedalieri. Questa maggiore apertura potrebbe essere legata a una più elevata flessibilità organizzativa e decisionale.
“L’uso personale di questi strumenti ridurrà le barriere e le resistenze. Gli specialisti privati hanno più vantaggi grazie alla loro capacità decisionale e organizzativa, mentre gli ospedalieri hanno meno autonomia e dipendono dalle soluzioni adottate dall’ospedale.” – sottolinea Vanacore.
Anche tra i Medici di Medicina Generale si registrano segnali incoraggianti: il 54% si dichiara interessato a utilizzare soluzioni basate su IA, mentre il 33% utilizza già strumenti come ChatGPT nella vita di tutti i giorni. Si tratta di un primo approccio che, nel tempo, potrebbe contribuire a un’integrazione sempre più diffusa anche nella pratica clinica.
Uno sguardo al futuro
L’interesse verso l’Intelligenza Artificiale continua a crescere in modo significativo anche nel mondo della sanità. Secondo quanto emerso dalla nostra ricerca, il 76% dei Medici di Medicina Generale, l’83% degli Specialisti privati e l’85% degli Specialisti ospedalieri ritiene che l’AI avrà un impatto rilevante sul modo di fare medicina nei prossimi anni. Si tratta di un dato che riflette con chiarezza la fiducia del mondo medico nei confronti delle nuove tecnologie e del loro contributo alla pratica clinica.
“Questo dato riflette il posizionamento che il medico ha verso l’IA. Supporto e miglioramento della qualità del rapporto con il paziente sono aspetti tangibili da cui il medico trae enormi benefici, quindi l’IA è vista come una risorsa.” – conclude Vanacore.
L’Intelligenza Artificiale non viene percepita come uno strumento destinato a sostituire il medico, ma piuttosto come un valido supporto nel lavoro quotidiano, capace di migliorare l’efficienza, la qualità dell’assistenza e la relazione con il paziente. Con il giusto accompagnamento, potrà diventare una risorsa sempre più integrata nella sanità del futuro.
https://connect.miodottore.it/magazine-ia-healthcare

L’IA nella Sanità: vantaggi e ostacoli per una rivoluzione digitale

Studio Dentistico Associato Pietrobattista: digitalizzazione e crescita online

Come MioDottore Assistente IA migliora l’efficienza delle prestazioni mediche

Insieme a Merck per promuovere la prevenzione delle patologie tiroidee