L’AI al servizio della pratica medica: come la tecnologia ridisegna il tempo e il valore della visita
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La domanda: sarai protagonista insieme all'AI?
Camilla Pecetto, Responsabile Marketing di MioDottore, ha aperto la digital session partendo da una domanda diretta: quanti medici sentono che burocrazia e attività amministrative stanno rubando tempo alla cura?
Un tema ricorrente negli incontri MioDottore Connect, perché non riguarda solo “minuti in più” a fine giornata, ma energia mentale, attenzione durante la visita e qualità della relazione medico-paziente.
Pecetto ha chiarito subito il punto: l’AI non è una promessa futuristica, è già parte del presente. La domanda giusta non è “sostituirà i medici?” (no), ma come sta cambiando la pratica quotidiana e se i professionisti la stanno usando in modo consapevole, mantenendo il controllo delle decisioni cliniche.
Dalla visione al campo: la parola a chi l’AI la usa davvero in ambulatorio
Dopo aver inquadrato il contesto e il ruolo dell’AI nella sanità di oggi, Camilla Pecetto ha passato la parola a Eric Lagoglio, Medico di Medicina Generale e docente a contratto presso l’Università di Genova, con un’esperienza pluriennale nell’emergenza sanitaria e un coinvolgimento diretto in progetti di intelligenza artificiale applicata alla pratica clinica.
Lagoglio ha aperto il suo intervento chiarendo un punto fondamentale: l’AI in medicina non è più una sperimentazione, ma una realtà già presente nel lavoro quotidiano di molti medici. La vera sfida non è adottarla, ma saperla usare in modo consapevole, mantenendo il controllo del processo clinico e sfruttando la tecnologia come supporto concreto all’attività ambulatoriale.
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Non esiste “una” AI in sanità: una panoramica
Per inquadrare il contesto, Eric Lagoglio ha fatto un passaggio rapido sulle altre tipologie di AI:
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AI predittiva su big data
Esempio portato: modelli addestrati su grandi archivi di cartelle cliniche, capaci di individuare pazienti a rischio complicanze e suggerire una presa in carico più mirata. -
AI diagnostica-segnale
Esempio: sistemi che analizzano segnali intra-operatori e possono dare alert anticipati su instabilità emodinamica, offrendo tempo utile per intervenire. -
AI di supporto decisionale
Qui Lagoglio ha sottolineato il “doppio lato”: aumentano l’accuratezza in test controllati, ma espongono anche a rischi specifici (vedi automation bias). - AI scribe
Una categoria particolarmente rilevante nella pratica di tutti i giorni: l’AI che ascolta il dialogo, organizza e struttura quanto emerge per la documentazione clinica e la gestione della visita. È qui che si inserisce l’approccio “scribe/copilot”.
Il punto sicurezza: “human in the loop” e automation bias
Eric Lagoglio ha insistito su un concetto chiave: per usare bene l’AI in medicina serve tenere l’umano dentro il processo (“human in the loop”), altrimenti si rischia di spostarsi verso scenari in cui il clinico diventa marginale.
Ha spiegato uno dei rischi principali: automation bias, cioè quando uno strumento ti porta a:
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fare un errore che non avresti fatto (commissione)
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o non fare un controllo che avresti fatto (omissione)
Tradotto: fidarsi “perché l’ha detto l’AI” può diventare una trappola. E c’è anche un secondo rischio: l’assuefazione allo strumento, con perdita di competenze nel momento in cui quel supporto viene meno.
La regola pratica proposta da Lagoglio è semplice e diretta: prima ragioni tu, poi usi l’AI come supporto e fai un check di coerenza.
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Il successo dell'AI scribe di MioDottore: come Noa Notes si personalizza per te
Ercole Rubino, AI Project Manager di MioDottore, ha mostrato la parte più “hands on”: come l'AI scribe di MioDottore - Noa Notes - può essere configurato per ridurre frizioni e allineare l’output alle aspettative del medico.
Ercole ha spiegato che con Noa Notes è possibile creare template per episodi clinici (es. anamnesi, sintomi, diagnosi, terapia, follow-up…), totalmente modificabili in base a specializzazione e stile di visita.
La novità presentata da Ercole è la possibilità di istruire ogni singola sezione: non solo “che campi voglio”, ma che tipo di informazioni e che forma voglio in quel campo.
Esempi concreti emersi:
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“anamnesi in bullet point” vs “discorsiva”
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indicazioni su cosa includere/escludere
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abbreviazioni personalizzate per misurazioni ed esami
focus su dettagli rilevanti per quella specializzazione.
Il commento di Erik Lagolio, che già utilizza Noa Notes quotidianamente nella sua pratica, ha sottolineato i benefici dello strumento.
Secondo lui, l’effetto non è solo: “non devo scrivere e risparmio minuti”. È un effetto domino:
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guardi meno lo schermo
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guardi di più il paziente
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migliori il contatto visivo e il paraverbale
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il paziente percepisce più presa in carico
Lagoglio ha aggiunto un esempio pratico: durante la lettura di referti ed esami, invece di scrivere in silenzio, puoi leggere e commentare ad alta voce. Il paziente capisce cosa stai valutando e cosa conta nel tuo ragionamento clinico, mentre l’AI nel frattempo registra e struttura.
Ha citato anche un caso d’uso extra: l’uso durante esami come l’ecografia, dove “parlare mentre lavori” può:
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distendere il paziente
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renderlo partecipe
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e aiutarti a ottenere già un referto impostato.
Q&A su Noa Notes
Nella parte finale, Ercole Rubino ha risposto a alle domande del pubblico. Queste le più ricorrenti:
Lingue: oggi è possibile gestire la lingua tramite workaround, creando modelli con sezioni nella lingua desiderata e aggiungendo istruzioni del tipo “questa sezione deve essere in inglese/tedesco…”. È stato anche condiviso che sono in sviluppo funzionalità per rendere la traduzione più flessibile.
Privacy: Ercole ha ribadito che i dati sono GDPR compliant; lo storage avviene su infrastrutture in UE, in compliance con la normativa, e le informazioni vengono mantenute per il tempo necessario all’elaborazione e poi cancellate secondo policy. Inoltre il paziente viene informato e acconsente all’uso dello strumento.
Su questo, Eric Lagoglio ha aggiunto un insight pratico: Noa riesce a distinguere tra contenuti extra-clinici (es. chiacchiere personali) e contenuti “di vita privata” che invece hanno impatto clinico (es. stress, separazione, eventi rilevanti per lo stato di salute).
Nel caso della specializzazione psicologica la gestione è più ampia, perché certe informazioni (metafore, stati emotivi, contesto) possono avere valore clinico.
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Claudia Marrocchini
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